Soglie del regime forfettario: 85.000 euro, 100.000 e gli altri limiti
Aggiornata il 6 minuti di lettura
Nel regime forfettario puoi restare finché i ricavi o compensi incassati nell'anno non superano 85.000 euro. Se li superi ma resti entro 100.000 euro, l'anno si chiude da forfettario e passi all'ordinario dall'anno successivo. Se superi i 100.000 euro, invece, esci subito: l'IVA si applica già dalla fattura che fa scavalcare il tetto. Accanto al limite dei ricavi ci sono altri requisiti, come il tetto di 35.000 euro ai redditi da lavoro dipendente confermato per il 2026.
La soglia di 85.000 euro
Il limite riguarda i ricavi (per le imprese) o i compensi (per i professionisti) dell'anno precedente, e permette di accedere al regime o di restarci. Due cose da sapere:
- conta l'incassato, non il fatturato. Il forfettario segue il principio di cassa: una fattura di dicembre pagata a gennaio pesa sull'anno nuovo;
- chi apre in corso d'anno ragguaglia la soglia all'anno. Se hai aperto la partita IVA il 1° luglio 2025 e hai incassato 40.000 euro, il confronto si fa sul dato annualizzato: 40.000 × 365 / 184 = circa 79.350 euro, sotto gli 85.000. Puoi restare forfettario nel 2026.
Se hai più attività con codici ATECO diversi, la soglia è unica e si calcola sommando tutti i ricavi e compensi.
Tra 85.000 e 100.000 euro: uscita dall'anno dopo
Quando gli incassi dell'anno superano 85.000 euro ma restano entro 100.000, non cambia nulla per l'anno in corso. Continui a fatturare senza IVA e a calcolare l'imposta sostitutiva su quell'anno. Dal 1° gennaio successivo, però, passi al regime ordinario (o semplificato, se impresa): fatture con IVA, liquidazioni periodiche, IRPEF a scaglioni sul reddito effettivo.
Esempio: un consulente incassa 92.000 euro nel 2026. Il 2026 resta forfettario; dal 2027 fattura con IVA.
Oltre 100.000 euro: uscita immediata
Dal 2023 esiste un secondo tetto. Se nel corso dell'anno gli incassi superano 100.000 euro, il regime cessa subito, senza aspettare il 31 dicembre. La circolare 32/E del 2023 ha chiarito come funziona:
- l'IVA va applicata a partire dall'operazione che fa superare i 100.000 euro, compresa quella;
- da quel momento scattano gli adempimenti IVA ordinari: registrazione delle fatture, liquidazioni periodiche, dichiarazione annuale;
- ai fini delle imposte sui redditi, il reddito dell'intero anno si determina con le regole ordinarie;
- la soglia dei 100.000 euro non si ragguaglia per chi ha aperto in corso d'anno: si guarda l'importo effettivamente incassato.
Esempio: una sviluppatrice ha incassato 96.000 euro a fine settembre. A ottobre emette una fattura da 8.000 euro che, una volta incassata, porta il totale a 104.000. Quella fattura va emessa con IVA, e da lì in avanti tutte le altre. Le fatture già emesse senza IVA restano valide. L'Agenzia, con la risposta 149/2025, ha confermato che è possibile recuperare l'IVA sugli acquisti nella dichiarazione IVA dell'anno di uscita.
Chi si avvicina ai 100.000 euro dovrebbe controllare gli incassi mese per mese: una fattura grossa a fine anno può trasformare un anno intero da forfettario in ordinario.
Gli altri requisiti per restare
Superare i ricavi non è l'unico modo per perdere il regime. Ci sono requisiti da rispettare nell'anno precedente e cause che escludono l'accesso.
Spese per dipendenti e collaboratori
Le spese per lavoro dipendente, collaboratori e lavoro accessorio non devono superare 20.000 euro lordi nell'anno precedente.
Redditi da lavoro dipendente o pensione: 35.000 euro nel 2026
Non può applicare il forfettario chi, nell'anno precedente, ha avuto redditi da lavoro dipendente o assimilati (comprese le pensioni) superiori a una certa soglia. Il limite storico era 30.000 euro; la legge di bilancio 2025 lo ha portato a 35.000 euro per il 2025 e la legge di bilancio 2026 ha prorogato l'aumento anche al 2026. In pratica, puoi essere forfettario nel 2026 se nel 2025 i redditi da dipendente o da pensione non hanno superato 35.000 euro.
Il limite non conta se il rapporto di lavoro è cessato entro la fine dell'anno precedente. Chi si è licenziato nel 2025 per mettersi in proprio, quindi, non deve guardare quanto ha guadagnato da dipendente.
La proroga è temporanea: senza un nuovo intervento normativo, per restare forfettari nel 2027 tornerebbe a valere il limite di 30.000 euro sui redditi da dipendente del 2026. Conviene verificarlo con la legge di bilancio 2027 prima di fine anno.
Cause di esclusione
Non possono essere forfettari, tra gli altri:
- chi applica regimi speciali IVA o regimi forfettari di determinazione del reddito;
- i non residenti, salvo i residenti in UE o SEE che producono in Italia almeno il 75% del reddito;
- chi in via esclusiva o prevalente cede fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi verso altri Paesi UE;
- chi partecipa a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari;
- chi controlla, direttamente o indirettamente, una SRL che svolge attività riconducibili a quelle del forfettario;
- chi lavora prevalentemente per il datore di lavoro attuale o per quelli dei due anni precedenti (o per soggetti a loro collegati), salvo chi inizia la pratica obbligatoria per una professione.
Prima di aprire la partita IVA o di confermare il regime per l'anno nuovo, conviene ripassare questo elenco con il commercialista: alcune cause, come le partecipazioni o il lavoro per l'ex datore, si verificano nello stesso anno in cui applichi il forfettario.
Quanto si paga sotto le soglie
Restare nel forfettario conviene perché l'imposta è sostitutiva e calcolata su un reddito forfettizzato:
- si applica ai ricavi incassati il coefficiente di redditività del proprio codice ATECO (per esempio 78% per le attività professionali, 40% per il commercio, 67% per le altre attività, 86% per costruzioni e attività immobiliari);
- dal risultato si sottraggono i contributi previdenziali versati nell'anno;
- sull'imponibile si applica l'imposta sostitutiva del 15%, o del 5% per i primi cinque anni se si rispettano i requisiti per le nuove attività (nessuna attività d'impresa o professionale nei tre anni precedenti, nessuna prosecuzione di un lavoro dipendente svolto prima).
Esempio: un professionista con 60.000 euro incassati e 9.000 euro di contributi versati.
| Passaggio | Importo |
|---|---|
| Incassi | 60.000 € |
| Reddito lordo (78%) | 46.800 € |
| Contributi versati | − 9.000 € |
| Imponibile | 37.800 € |
| Imposta sostitutiva 15% | 5.670 € |
Lo stesso imponibile in regime ordinario sconterebbe IRPEF a scaglioni e addizionali, con un carico sensibilmente più alto. Per questo il confine degli 85.000 euro va gestito con attenzione, non scoperto a consuntivo.
Come tenere sotto controllo le soglie
Tre abitudini evitano le sorprese:
- segna gli incassi, non solo le fatture: la soglia si misura sui soldi entrati nell'anno;
- fai un controllo a settembre: se sei sopra i 70.000 euro, valuta con il commercialista come distribuire le ultime fatture;
- tieni separate le fatture del forfettario da eventuali compensi da dipendente o pensione, che contano per il limite dei 35.000 euro.
Le regole su come compilare la fattura senza IVA (regime RF19, natura N2.2, dicitura, bollo) sono nella guida alla fattura elettronica del forfettario. Ricordati che sopra 77,47 euro ogni fattura sconta il bollo da 2 euro, da versare a scadenze trimestrali.
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Domande frequenti
La soglia di 85.000 euro si calcola sul fatturato o sull'incassato?
Sull'incassato. Il forfettario applica il principio di cassa, quindi contano i ricavi e compensi effettivamente percepiti nell'anno, indipendentemente dalla data delle fatture.
Se supero i 100.000 euro devo rifare le fatture già emesse?
No. Le fatture emesse prima del superamento restano senza IVA. L'IVA si applica dalla fattura che fa superare la soglia in poi, e da quel momento scattano registrazioni, liquidazioni e dichiarazione IVA.
Ho aperto la partita IVA a settembre: la soglia è sempre 85.000 euro?
Per gli 85.000 euro sì, ma ragguagliati all'anno: si confrontano gli incassi rapportati a dodici mesi. Il limite dei 100.000 euro, invece, non si ragguaglia e si guarda all'importo effettivamente incassato.
Sono dipendente con 33.000 euro lordi: posso aprire una partita IVA forfettaria nel 2026?
Per il 2026 il limite ai redditi da lavoro dipendente dell'anno precedente è 35.000 euro, quindi sì, se nel 2025 eri sotto. Resta l'esclusione se lavori prevalentemente per il tuo datore di lavoro.
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Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce la consulenza di un professionista sul caso specifico.

