Come fare una fattura elettronica: guida pratica con esempio
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Per fare una fattura elettronica servono tre cose: i dati completi del cliente (compreso il codice destinatario o la PEC), uno strumento che generi il file XML nel formato FatturaPA e un canale per trasmetterlo al Sistema di Interscambio. Si compila il documento, si genera l'XML, lo si invia allo SDI entro 12 giorni dalla data dell'operazione e si controlla la ricevuta.
Fin qui la teoria. In pratica gli scarti e le correzioni nascono quasi sempre da pochi dettagli sbagliati: un codice natura mancante, una partita IVA scritta male, un arrotondamento. Vediamo come impostare una fattura corretta dall'inizio.
Prima di iniziare: i dati da avere sottomano
I vostri dati
- Denominazione o nome e cognome, partita IVA, codice fiscale.
- Indirizzo della sede (via, CAP, comune, provincia, nazione).
- Regime fiscale: RF01 se siete in regime ordinario, RF19 se siete forfettari. È un campo obbligatorio e sbagliarlo crea problemi nei controlli successivi.
- Eventuali dati della cassa previdenziale (per i professionisti iscritti a una cassa) e dell'iscrizione al registro imprese.
I dati del cliente
- Partita IVA e/o codice fiscale. Per un'impresa basta la partita IVA; per un privato serve il codice fiscale.
- Indirizzo completo.
- Codice destinatario di 7 caratteri, oppure l'indirizzo PEC. Se il cliente è un privato senza nessuno dei due, si usa "0000000". Per un cliente estero si usa "XXXXXXX". Per la PA serve il codice univoco ufficio di 6 caratteri. Tutti i casi sono spiegati nella guida al codice destinatario.
Un consiglio pratico: verificate la partita IVA del cliente sul servizio di controllo dell'Agenzia delle Entrate o sul sistema VIES prima della prima fattura. Una partita IVA cessata o inesistente porta allo scarto immediato.
Passo 1: scegliere il tipo documento
Ogni file XML dichiara che documento è. I più comuni:
| Codice | Documento | Quando si usa |
|---|---|---|
| TD01 | Fattura | Fattura immediata ordinaria |
| TD24 | Fattura differita | Riepilogo di consegne con DDT, articolo 21, comma 4, lettera a) |
| TD04 | Nota di credito | Storno totale o parziale di una fattura |
| TD05 | Nota di debito | Integrazione di importo |
| TD06 | Parcella | Per alcuni professionisti, in alternativa al TD01 |
Nella maggior parte dei casi userete TD01. Non serve conoscere a memoria tutti gli altri: un buon software propone il codice giusto in base al documento che state creando.
Passo 2: data e numero
La data è quella in cui l'operazione è effettuata: consegna dei beni, oppure pagamento del corrispettivo per i servizi. Il numero deve essere progressivo e unico, con o senza riferimento all'anno (1, 2, 3... oppure 1/2026, 2/2026...). Potete usare serie separate, per esempio una per le vendite online e una per il negozio, purché ciascuna resti progressiva.
L'invio allo SDI può avvenire entro 12 giorni dalla data dell'operazione, ma la data scritta in fattura resta quella dell'operazione.
Passo 3: le righe del documento
Per ogni riga indicate descrizione, quantità, prezzo unitario, aliquota IVA. Due regole da ricordare:
- Descrizioni chiare. "Consulenza" è debole; "Consulenza fiscale per dichiarazione dei redditi 2025" è difendibile in caso di controllo.
- Codice natura quando l'IVA è zero. Se una riga non ha IVA dovete indicare il motivo con un codice natura: N2.2 per le operazioni dei forfettari, N4 per le esenti, N3.1 per le esportazioni, N6.x per il reverse charge. Senza codice natura, una riga con aliquota zero viene scartata. I codici sono spiegati nella guida alla natura IVA.
Passo 4: ritenute, cassa, bollo e split payment
Qui si concentrano gli errori di calcolo. Facciamo un esempio concreto.
Esempio: professionista in regime ordinario
Un consulente iscritto alla gestione separata INPS fattura 1.000 euro a un'impresa, con rivalsa INPS del 4% e ritenuta d'acconto del 20%.
| Voce | Importo |
|---|---|
| Compenso | 1.000,00 € |
| Rivalsa INPS 4% | 40,00 € |
| Imponibile IVA | 1.040,00 € |
| IVA 22% | 228,80 € |
| Totale fattura | 1.268,80 € |
| Ritenuta d'acconto 20% su 1.000 € | − 200,00 € |
| Netto a pagare | 1.068,80 € |
Nel file XML la rivalsa INPS si indica nella sezione dei dati della cassa previdenziale con il tipo TC22, e la ritenuta nella sezione dedicata, con il tipo RT01 per le persone fisiche e la relativa causale di pagamento (per esempio "A" per le prestazioni di lavoro autonomo abituale). Attenzione: la ritenuta si calcola sul compenso, non sulla rivalsa INPS; per le casse professionali, invece, il contributo integrativo segue regole proprie.
Il bollo
Se la fattura supera 77,47 euro e contiene operazioni senza IVA (per esempio fatture dei forfettari o operazioni esenti), va applicata la marca da bollo da 2 euro. Nella fattura elettronica si spunta il campo "bollo virtuale" e l'imposta si paga poi con F24 sulla base dei dati che l'Agenzia mette a disposizione ogni trimestre.
Lo split payment
Se il cliente è una Pubblica Amministrazione o un altro soggetto rientrante nello split payment, l'IVA va indicata in fattura ma la paga il cliente direttamente all'Erario. Nel file si indica l'esigibilità "S".
Passo 5: dati di pagamento
Non sono obbligatori per la validità della fattura, ma semplificano la vita a entrambe le parti: modalità (bonifico, contanti, carta), scadenza, IBAN. Molti clienti aziendali li importano in automatico nel loro gestionale, quindi metterli riduce i ritardi nei pagamenti.
Passo 6: generare l'XML e inviarlo
Una volta compilato il documento, lo strumento genera il file XML. Il nome del file segue una regola precisa: codice paese, identificativo del trasmittente e un progressivo, per esempio IT01234567890_00001.xml. Se usate un software, il nome viene generato in automatico.
Il file viene poi trasmesso allo SDI. Le strade sono tre:
- Gli strumenti gratuiti dell'Agenzia delle Entrate (procedura web nel portale Fatture e Corrispettivi, app FatturAE, software da installare), a cui si accede con SPID, CIE o CNS.
- Un software di fatturazione che trasmette tramite un intermediario accreditato.
- La PEC, inviando il file all'indirizzo dello SDI. È la strada meno comoda e oggi poco usata.
Per una panoramica sugli strumenti senza costi trovate la guida sulla fatturazione elettronica gratuita.
Passo 7: controllare l'esito
Dopo l'invio, lo SDI risponde con una ricevuta. Se è una ricevuta di consegna o di impossibilità di recapito, la fattura è emessa. Nel secondo caso dovete solo avvisare il cliente che la trova nella sua area riservata.
Se invece arriva una notifica di scarto, la fattura non è emessa. Leggete il codice errore (per esempio 00305 per una partita IVA del cliente non valida, 00423 per un errore di calcolo tra prezzo, quantità e totale), correggete e reinviate entro 5 giorni lavorativi. La guida alla fattura scartata elenca gli errori più frequenti.
Gli errori più comuni (e come evitarli)
- Arrotondamenti. Lo SDI ammette una tolleranza minima tra importi calcolati e dichiarati. Usate sempre due decimali sui totali e lasciate che sia il software a calcolare.
- Aliquota zero senza natura. È il primo motivo di scarto per i forfettari alle prime armi.
- Regime fiscale sbagliato. Un forfettario che indica RF01 non riceve uno scarto, ma crea incoerenze nei dati in possesso del fisco.
- Codice destinatario inventato. Se non lo conoscete, meglio "0000000" e una telefonata al cliente che un codice a caso.
- Data spostata in avanti. La data non va cambiata per farla coincidere con l'invio: resta quella dell'operazione.
Con quale strumento conviene farla
Per qualche fattura l'anno, il portale dell'Agenzia è una scelta ragionevole. Se emettete fatture ogni settimana, con ritenute, cassa o clienti PA, la differenza la fanno i controlli preventivi: scoprire un errore prima dell'invio costa molto meno che gestire uno scarto o una nota di credito.
Con Fatturando.online il file XML viene validato sullo schema ufficiale prima di uscire, e ritenuta, cassa, bollo e split payment sono calcolati dalle regole, non a mano. La trasmissione allo SDI tramite intermediario accreditato è in fase di attivazione; nel frattempo potete generare l'XML e il PDF di cortesia. La prova è gratuita per 14 giorni.
Domande frequenti
Posso fare una fattura elettronica senza partita IVA?
No, la fattura la emette chi esercita un'attività d'impresa, arte o professione e ha una partita IVA. Chi svolge una prestazione occasionale rilascia una ricevuta, non una fattura.
Cosa scrivo nel codice destinatario se il cliente è un privato?
Se il privato non ha comunicato un codice destinatario o una PEC, si inserisce "0000000" e il suo codice fiscale. La fattura gli sarà resa disponibile nella sua area riservata; è buona prassi consegnargli anche una copia in PDF.
Quanto tempo ho per inviare la fattura allo SDI?
Per la fattura immediata 12 giorni dalla data dell'operazione, per la differita fino al 15 del mese successivo. Se la scadenza cade di sabato o in un giorno festivo, slitta al primo giorno lavorativo successivo.
Se ho sbagliato l'importo, posso rifare la fattura con lo stesso numero?
Solo se la fattura è stata scartata dallo SDI. Se è stata accettata, va stornata con una nota di credito e poi riemessa correttamente con un nuovo numero.
Devo mandare anche il PDF al cliente?
Non è obbligatorio per i clienti con partita IVA, che ricevono l'XML. Molti lo apprezzano comunque, e per i privati è il modo più semplice per dar loro un documento leggibile.
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Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce la consulenza di un professionista sul caso specifico.

